La storia di Principessa – una favola per raccontare la vita dei mici in strada

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La storia di Principessa – una favola per raccontare la vita dei mici in strada

I bambini di oggi sono sottoposti a mille stimoli provenienti da molte fonti.

Alcune di questi, come la scuola, li aiuteranno a diventare grandi, li  metteranno alla prova e ne faranno gli uomini e le donne del futuro.

Protezione Micio si occupa di aiutare i gatti randagi, problema poco consociuto e che difficilmente viene gestito da scuole e  famiglie, spesso ignare o disinteressate al fenomeno. Per fortuna sempre più persone si informano e hanno piacere di crescere i loro figli nella consapevolezza che i nostri amici gatti possono aver bisogno di una mano.

Per introdurre ai più piccoli, senza voler utilizzare strumenti tipici della didattica, abbiamo pensato di  scrivere un racconto liberamente ispirato alla realtà, la storia di “Principessa”,  una gatta dalle mille risorse che se la cava in situazioni difficili.

Abbiamo cercato di toccare i punti salienti della vita dei gatti di  colonia con la massima leggerezza possibile, senza urtare le anime  sensibili dei nostri cuccioli. La speranza è che comunque apprendano che esiste un mondo complicato in cui i nostri amici a quattro zampe incontrano molte difficoltà e noi possiamo aiutarli.

Ovviamente il fine può limitarsi ad una piacevole lettura per tutti quelli che la ritenessero tale ma potrebbe dare al lettore lo spunto per una riflessione speriamo utile oltre che dilettevole.

Con nostra grande sorpresa e gioia la reazione dei bambini (ma anche dei più grandi!) è stata entusiasta. Quindi buona lettura.

P.s la versione scaricabile è al fondo dell’articolo.

La storia di Principessa

Scritta da Federico Fenu

Tanti anni fa, quando voi eravate piccolissimi, Principessa nacque a Torino in una casa del centro.
Principessa venne amorevolmente accudita dalla sua mamma e presto imparò a giocare con i suoi scatenati fratellini. Crebbe sana e forte fino a diventare una splendida gatta arancione. 

Come tutti i gatti è molto curiosa ed esplora ogni angolo della casa. Per lei è importante conoscere le persone e gli oggetti, ricordare gli odori ed i rumori. Mangia la crocchette, anche dieci volte al giorno (poche alla volta per la verità), e fa i suoi bisognini soltanto nella cassettina con la sabbia, ricoprendoli con le zampette perché non siano visibili. Principessa passa le ore a lavarsi: una leccatina qui, una la, per rendere lucente il pelo: i gatti sono animali pulitissimi. Spesso e volentieri dorme nel letto di chi le vuol bene. Ma, attenti, il micio non si considera proprietà di nessuno, anzi considera sue le persone e le cose di casa.
Un giorno, agli inizi dell’estate, la <famiglia> di Principessa, moglie, marito e figli, esce per fare la grande spesa della settimana e la gattona decide di girellare da una stanza all’altra. In cucina ecco la sorpresa: una finestra è aperta. Compare, come per incanto, un mondo nuovo, grande e interessante. Come resistere alla tentazione di esplorarlo? La curiosità è fortissima.
Principessa si siede con prudenza sul davanzale e comincia a sbirciare quel mondo misterioso. Ci sono grandi scatole su ruote che vanno avanti e indietro e fanno un po’ di paura, ma anche persone, alberi, luci fiori e un sorprendente tappeto fatto di fili verdi. Il vento porta mille odori sconosciuti, tutti da scoprire. Come rimanere indifferenti?

L’appartamento dei <suoi> umani è al pianterreno, il marciapiede lì sotto. Un salto e hop, impresa da ridere per un gatto esploratore. Occhioni spalancati, nasino attivissimo: conoscere significa annusare (quasi) tutto, ma i pericoli non mancano e occorre fare molta attenzione. I passanti nemmeno la guardano, ma quelle strane scatole corrono veloci e rumorose. La bella miciona cammina vicino ai muri, bassa e veloce. Ogni tanto una sosta in un angolino, attendendo il momento migliore per proseguire in sicurezza. Ecco davanti a lei un grande spazio e quello strano tappeto verde. E’ vicinissimo, ma prima bisogna attraversare la via e, istintivamente, sente di dover attendere il momento giusto.
Il tempo passa, arriva la sera, Principessa si è rintanata in un posticino pieno di tubi e osserva ogni movimento. La pazienza è davvero una virtù dei gatti. Poi il momento giusto sembra finalmente arrivare. Per motivi che non sapremo mai, si fa coraggio, esce dal suo rifugio e si fionda in strada. Una di quelle terrificanti scatole si avvicina e i suoi occhi risplendono, puntati su di lei senza pietà. Principessa è colta dal panico, corre più veloce che può, sente il vento sulla coda e un rumore fortissimo. Ma per fortuna non succede niente, è in salvo. Che paura, il cuoricino
batte all’impazzata, è smarrita e confusa.

E’ stanca e rallenta la corsa, un cespuglio di fiori le offre un profumato riparo e, meraviglia, quello che credeva un tappeto si rivela una morbida distesa per le sue zampette. Ci sono tanti animalini che strusciano, saltano, svolazzano.
Passata la grande paura è l’ora di dedicarsi di nuovo alle scoperte che questo incredibile mondo le riserva. Davanti a Principessa un insetto saltella da un punto all’altro. Lo spirito della cacciatrice emerge irrefrenabile. Sì, a casa si era divertita a inseguire palline di stagnola e ad afferrare un cordino agitato dalla sua <mamma> umana, ma qui è un’altra cosa. La vista migliora, il corpo aggraziato si sporge sul terreno, la coda muove colpetti nervosi. L’istinto le suggerisce quale sia l’attimo giusto per l’attacco: le zampe posteriori si trasformano in due molle cariche che le danno una potente spinta. Ecco vola per un metro, con le orecchie piegate all’indietro. Sembra un missile, o forse il portierone della Juve, Buffon, e non ha più nulla del gatto casalingo. All’atterraggio, come per un caso, piomba sulla sventurata preda con le unghie protese. Attacco riuscito. L’eccitazione di Principessa è al massimo e possiamo immaginare che si senta la cacciatrice più forte nel regno dei gatti. Anche se c’è un <ma> dovuto all’inesperienza. La preda, una cavalletta, va osservata con attenzione e la supercacciatrice commette un errore fatale: sposta le zampette lentamente dal corpo dell’insetto come per scoprire un tesoro. E la cavalletta, un po’ schiacciata ma viva, fugge via e in pochi secondi sparisce lontano. Poco male, pensa agitando la coda, potrei riprenderla in ogni momento.

Ormai è arrivato il tramonto, il sole si abbassa all’orizzonte. Ma non è un problema, anzi. La sua vista diventa più acuta e nulla le sfugge. Ecco un nido pieno di formiche, un gruppo di piccioni che cercano briciole per terra, pronti a scappare, alcuni cani che fanno la loro passeggiatina serale, per fortuna tenuti al guinzaglio dai loro padroni. Adesso è proprio buio, Principessa è stanca e sogna una gustosa crocchetta. Però, non c’è niente da mangiare in quel meraviglioso giardino avvolto dalle ombre della notte.Pazienza, ci penseremo domani. Girando trova un grande albero vuoto all’interno e si raggomitola all’interno. Non è un posto molto comodo, il lettone di casa è un’altra cosa, ma almeno si trova al riparo.

Spunta l’alba, un nuovo giorno di scoperte sta nascendo. La fame si fa sentire ma Principessa esita ad abbandonare il suo nascondiglio. Si è fatta più cauta. Alla fine cede al richiamo del cibo e a piccoli passi, aiutata dal finissimo naso, torna a esplorare il tappeto verde. Gli insetti non la interessano più, cerca una ciotolina con le crocchette. Ma non ce ne sono e lei si rifugia nel suo albero. La situazione si fa seria, bisogna allontanarsi, cercare meglio. In fondo alla via percepisce dei movimenti, ma sì, ci sono dei gatti, forse loro sanno dove trovare qualche bel boccone. Li segue con un po’ di paura e li vede entrare nel cortile di una casa infilandosi tra le sbarre di un cancello.

Principessa, nascosta sotto una siepe, osserva la banda a quattro zampe. Ce ne sono di tutti i colori, grigi tigrati, bianchi, rossi e neri, grigio cenere, ma nessuno arancione come lei. Alcuni sono grandi e grossi, con il muso largo e uno sguardo che non invita alla confidenza, altri sono dei simpatici cuccioli che si esibiscono in scatenati inseguimenti sotto gli occhi benevoli delle loro mamme. La micia si fa coraggio ed entra nel cortile, illuminato dalla poca luce di un lampione. Non c’è nessuno in vista, ma tra i mille odori che percepisce eccone uno irresistibile: cibo, finalmente. Adesso bisogna trovarlo. Piano, piano avanza superando uno casotto malandato, alcuni bidoni della spazzatura e mucchi di foglie. In un angolo compaiono come per miracolo alcune ciotole che dovevano contenere un ricco pasto, ma sono rimasti soltanto degli avanzi. Meglio qualcosa di niente e Principessa, con la sua linguetta rugosa lecca ogni pezzetto. Per chi non mangia da giorni è quasi una festa. E’ ora di riposare, una finestrella rotta le permette di trovare riparo in una cantina. Cerca di lavarsi un po’, ma tenere pulita quella rigogliosa pelliccia arancione è un’impresa disperata.

Al mattino l’esploratrice sente provenire dal cortile rumori e movimenti e vede tutta la banda seduta, chissà perché, intorno alle ciotole vuote. Il mistero è presto risolto: nello spiazzo, in una nuvola di polvere, si ferma una di quelle scatole su ruote che tanto impauriscono Principessa. Ma stavolta non c’è da temere. Compare una <umana> che viene immediatamente circondata dai gatti, che miagolano, saltano e si spingono tra loro. La generosa visitatrice scarica un buon numero di scatolette e riempie con sguardo affettuoso le ciotole di pappa, crocchette, acqua. Il gattone dal muso largo e la micetta grigio cenere si avventano sul cibo, seguiti dal resto del gruppo, salvo i cuccioli. Principessa cerca di avvicinarsi, ma non è la benvenuta. Un micione le soffia, vai via sembra dire. Ma un secondo tentativo ha una migliore riuscita: ormai hanno mangiato tutti, compresi i cuccioli, e le viene concesso il sospirato pasto. La pappa non è molto buona, almeno per una gatta abituata alle comodità di casa, ma non è il momento di fare gli schizzinosi.

Passano i giorni, il ritmo delle ore è sempre, più o meno, lo stesso e Principessa si abitua alla nuova vita. La cantina è povera, ma ormai è sua e nessuno le dà fastidio. Come in tutte le compagnie trova animali simpatici e giocherelloni che sovente vanno a dormire con lei, stando attenta a evitare gli altri. Una vita semplice, ma non brutta. Per fortuna , o meglio per la prudenza dei suoi vecchi <umani>, era stata vaccinata e nessuna malattia l’aveva colpita. Altrimenti chi l’avrebbe portata dal veterinario? Si avvicinava la fine dell’estate. Il gattone che aveva conosciuto per primo era diventato tenero e gentile. E così tra loro era nato una piccolo amore.

Due mesi dopo sentì il bisogno di rimanere tranquilla in cantina. Non aveva fame e si sentiva un po’ strana. Il primo cucciolo nacque alla sera, nero come il padre, poi mentre lo ripuliva, ecco comparire il secondo: un maschietto rosso che Principessa chiamò Matisse e che si aggiunse allegramente a Romeo. Infine, a completare il trio una micina dal colore della cipria: Polpetta. Avevano gli occhi chiusi, ma erano forti e affamati: impararono in fretta a bere il latte della mamma, che gli dava da mangiare ogni due ore e che sdraiandosi li aiutava. La famigliola se ne stava al sicuro, al caldo, dopo 10 giorni gli occhietti si aprirono e Romeo, Matisse e Polpetta, traballando e rotolando mossero i primi incerti passi. Poco dopo il loro primo mese, al latte materno, aggiunsero il cibo delle ciotole, che aiutò la crescita.

A due mesi i tre micetti erano padroni del campo, benvoluti da tutta la banda del cortile. Però, preferivano stare lontani dalla grande signora che portava la pappa. La prudenza non è mai troppa, anche se Principessa li teneva d’occhio con attenzione, rimproverandoli severamente quando pensava che stessero cacciandosi in qualche guaio. E che paura vedendoli vicino a quelle scatole che correvano veloci.

Come capita spesso anche agli <umani> più diventavano grandi e più rischiavano. A Polpetta cominciarono a lacrimare gli occhi, poi le si tappò il nasino. Le cure della mamma non bastavano, l’occhio destro smise di aprirsi e da quello sinistro vedeva male. Perse il fiuto, non mangiava e in pochi giorni peso e forze vennero a mancare. Che fare? Solo un veterinario avrebbe potuto aiutarla. Principessa era triste e preoccupata, ma doveva badare anche a Romeo e Matisse. Pure Romeo non sembrava più in forma e, intanto, il tempo peggiorava e faceva sempre più freddo. 

Una mattina vicino alle ciotole comparve una strana scatola di metallo che conteneva una scatoletta con un profumo delizioso: tonno. Lei lo ricordava bene. Romeo e Matisse si lanciarono all’attacco, Principessa, sospettosa, si guardò intorno, c’era una persona che la osservava da lontano. Ma la tentazione era troppo forte. Piano, piano si infilò nella scatola e si mise a mangiare. Ed ecco la brutta sorpresa: con un terribile rumore metallico la scatola si rinchiuse imprigionando madre e figli. E Polpetta? Era in cantina, sola e malata. Momenti terribili. Una mano ricoprì la trappola con una coperta e, per fortuna, Principessa sentì i miagolii di Polpetta mentre tra scossoni e rumori i quattro andavano verso una direzione sconosciuta. In realtà, si trattava del pulitissimo ambulatorio di un veterinario, che amava moltissimo gli animali e, in particolare, i gatti. Il dottore, tra una coccola e l’altra visitò con cura la piccola tribù malgrado le forti proteste dei cuccioli. Polpetta fu visitata da capo a piedi e sistemata in una gabbietta: aveva gli occhi aperti, ricoperti da una crema guaritrice. Nelle stanze c’erano decine di gatti comodamente sistemati in tanti contenitori ma con l’aria triste. Un ambiente caldo, cibo a volontà, la possibilità di accudire i suoi cuccioli serenamente.

Ci volle una settimana di quella vita perché finalmente avvenisse qualcosa che non si sarebbe mai immaginata. Riconobbe la voce da molto distante, era la sua umana. Non si fece domande ma prima ancora di vederla incominciò a fare le fusa e le pastine. L’umana piangeva di gioia, la prese in braccio e la strinse forte. Lei scese si sdraio e mostrò orgogliosa i suoi cuccioli. Che belli che erano! Tornarono a casa tutti insieme, lei si ricordava tutto mentre i gattini dovettero esplorare la casa dall’inizio. Fare la madre li, lontano dai mille pericoli era mille volte meglio, lei poteva prendersi le sue pause e i cuccioli guarirono in fretta. 

Si dice che:

Principessa viva ancora felice a casa sua. Torna ancora dal veterinario, di tanto in tanto. Una volta la fece addormentare e quando si svegliò aveva un cerotto sulla pancia. Aveva tre figli e non era il caso che ne facesse altri, pensarono i suoi umani. Piuttosto avrebbero adottato altri gattini nati nel cortile e ancora senza nessuno che gli volesse bene.

La finestra della cucina non è mai più rimasta aperta.

I cuccioli hanno trovato dei loro umani che li coccolano a dovere e vivono felici e contenti.

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